lunedì 14 maggio 2012

LAGO DI CENTRO CADORE: PRETERINTENZIONE O STRAGE DOLOSA?

Marzo 2012. L'emergenza-siccità preoccupa seriamente il Bellunese. In particolare, il livello del Lago di Centro Cadore (bacino artificiale originato dalla sbarramento del fiume Piave e situato tra i comuni di Pieve, Lozzo, Domegge e Lorenzago di Cadore) è ai minimi dal 2003. E' una situazione anomala, solitamente tipica dei mesi estivi, assolutamente inconsueta per questo periodo. 

corrierealpi.gelocal.it

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Il livello del bacino è bassissimo: alcune zone dell'invaso sono completamente a secco, mentre le pozze che si vengono a creare ghiacciano a causa delle rigide temperature, causando la morte dei pesci contenuti all'interno. Parliamo di quintali di pesci. Basti pensare che in una delle pozze ghiacciate, sono stati recuperati 6 kg di pesci morti per metro quadrato! 

ilgiornaledivicenza.it

corrierealpi.gelocal.it

I pescasportivi non sembrano però convinti che questo disastro sia da imputare esclusivamente all'anomala ondata di siccità. Siamo davvero sicuri che l'ENEL non c'entri nulla con questa tragedia? Per niente, secondo il Corriere delle Alpi e nuovocadore.it 

L''ENEL respinge al mittente ogni accusa, e in una nota diffusa il 4 marzo comunica: «Il deficit idrico del bacino del Piave preoccupa fortemente il gruppo Enel...Enel é già intervenuta sulla regolazione dei propri bacini, tanto che la produzione di energia elettrica delle centrali alimentate dall’acqua del bacino del Piave é oggi inferiore a poco meno della metà di quella prodotta mediamente negli scorsi anni. Dunque, non si può dire che Enel non abbia già preso in esame la delicata situazione... La situazione rischia di diventare ancora più critica già tra poche settimane, in quanto, secondo le prescrizioni contenute negli atti di concessione delle centrali, Enel dovrà rilasciare acqua nei tempi e nelle quantità richieste dai Consorzi Irrigui. In questo quadro, un mese fa Enel ha ritenuto opportuno inviare adeguata informativa alle autorità competenti affinché vi fosse la possibilità di valutare interventi di tutela delle esigenze dei cittadini e degli operatori nonché della salvaguardia dell’ambiente. Analoga iniziativa é stata condotta nei confronti dei Consorzi Irrigui ... É comunque doveroso ricordare che, pur in presenza di questa situazione, Enel ha comunque sempre assicurato il rilascio del deflusso minimo da tutte le proprie opere idrauliche per ASSICURARE LE CONDIZIONI DI SUSSISTENZA DELLA FLORA E DELLA FAUNA PRESENTE IN ALVEO».

A vedere le foto, non si direbbe...

spinning-mania.it

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«Nell'aprile 2008 ENEL presenta la richiesta di forare la diga del Lado di Centro Cadore con lo scopo di COSTRUIRE UNA NUOVA CENTRALINA, in modo da poter usare la portata del minimo deflusso vitale per produrre energia. Il 2 marzo 2009 il ministero delle Infrastrutture rilascia all’ENEL l’autorizzazione, ma chiede di chiarire le quote d’invaso precauzionali (il livello del lago) per eseguire il foro, e la tecnica che verrà usata per tappare la corona del foro (largo 1,4 metri), dal momento che si intenda inserire un tubo dal diametro di 1 metro. La guarnizione che verrà utilizzata dovrà reggere una pressione moto forte quando il bacino tornerà pieno.
ENEL invia il 24 marzo 2011 (protocollo 00136011) gli elaborati dell’ingegner Osvaldo Francescon, in risposta alle perplessità del ministero, e affrontò il resto delle pratiche necessarie per l’autorizzazione. Il 22 luglio 2011 arriva il nulla osta per la costruzione delle linee interrate per la connessione con la rete fino a Soverzene, e il 5 ottobre 2011 l’ufficio tecnico dighe di Venezia dà il suo nulla osta ai lavori, avendo ottenuto da ENEL (protocollo 0038815) la risposta relativa al livello del lago, che si prevedeva di far scendere a 653 metri per l’esecuzione delle opere, ovvero quattro metri sotto l’asse del foro da realizzare.
ENEL afferma che il volume disponibile, tra i 653 metri e i 656,30 metri del foro, sarebbe stato di circa 2,1 milioni di m3, più che sufficiente per contenere eventuali piene.
Afferma poi che, nel 2002 e 2003, erano stati raggiunti livelli del lago inferiori (circa 650 metri) a quelli richiesti in quest’occasione. Ricorda anche che il livello minimo di regolazione era di 643 metri. Per l’esecuzione di queste opere si prevede di ridurre il livello del lago di 32 metri su un totale di 42 teorici di altezza massima.
Il 10 ottobre la giunta regionale del Veneto dà parere favorevole all’opera. L’11 ottobre 2011 l’Ispettorato territoriale Veneto del ministro delle Infrastrutture comunica il nulla osta del ministro. I tre soggetti citati comunicarono che avrebbero partecipato alla Conferenza di servizi convocata per l’11 ottobre 2011 alla quale sono presenti Enel Produzione spa con cinque ingegneri, il sindaco di Pieve di Cadore, che esprime il proprio parere sfavorevole e chiede di acquisire un documento che spieghi la propria opposizione, l’Arpav (favorevole) e la Provincia di Belluno (favorevole).
Assenti altri cinque convocati (ministero Beni e Attività culturali; Veneto Agricoltura; Direzione urbanistica; Unità di progetto energia: Unità di progetto foreste e Parchi e reti ecologiche della Regione Veneto).
Il sindaco di Pieve chiede che sia definita una convenzione nella quale il 30% degli utili realizzati da ENEL venga assegnato come compensazione al Comune di Pieve di Cadore. Il 13 dicembre 2011 c’è la delibera della giunta regionale che autorizza l’opera e le operazioni di svuotamento del lago (DGR 2154 del 13/12/2011, BUR 1 del 3 gennaio 2012).  Lo svuotamento è di circa 37 milioni di m3». [cit. Diego Cason, Corriere delle Alpi]


Su facebook monta giustamente la protesta di cittadini e associazioni, i quali chiedono che venga fatta giustizia.


nuovocadore.it

Per colpa della devozione dell'uomo al Dio Denaro, come sempre a farne le spese sono coloro che non possono mai avere voce in capitolo, e sono destinati ora a decomporsi sull'asciutto fondale del lago...

beppegrillo.it


Un sentito ringraziamento al blogger Samuele Cavina per le belle parole spese nei miei confronti sul suo blog, per mezzo del quale da un paio d'anni è impegnato a donare visibilità ai disastri ecologico-ambientali che affliggono i nostri martoriati corsi d'acqua.

giovedì 10 maggio 2012

APPELLO PER SALVARE IL FIUME BRENTA

I guai per il fiume Brenta sembrano non finire mai. Qualche mese fa avevo dovuto ahimè annunciare la notizia di un disastro ambientale che aveva interessato questo bellissimo corso d'acqua. Ora sul fiume incombe una nuova minaccia.

Riporto testualmente l'appello lanciato dal Comitato Tutela Fiume Brenta, consultabile direttamente cliccando qui

Il Brenta è un fiume bellissimo che, nel tratto montano del vicentino, ogni anno attrae migliaia di turisti che si dedicano a varie attività: pesca, canoa, rafting, cicloturismo. Il Fiume è abitato da specie ittiche di rara frequenza, temolo, trota marmorata (indicata dalla Comunità Europea come specie a rischio di estinzione) barbo canino, scazzone ed altre: un sito naturale importantissimo che rappresenta anche un notevole ritorno economico per tutta la Valbrenta.
Nel corso dei decenni il Fiume è già stato oggetto di interventi massicci per la produzione di energia elettrica ma, come al solito, “l’appetito viene mangiando” e non ci si è ancora stancati di vedere nel meraviglioso corso d’acqua l’opportunità di un ulteriore sfruttamento a vantaggio di pochissimi e a danno di un bene che appartiene a tutta la collettività.
Con la deviazione del 40% dell’acqua a regime normale, Il progetto della nuova centrale idroelettrica della Ditta Crestani Claudio di Bassano del Grappa, già autorizzato dalla Regione Veneto, distruggerà IN MODO IRREPARABILE il percorso del fiume e del suo ecosistema naturale, in un punto della vallata strategico per la sua bellezza e concentrazione di ricchezza naturale, tra i comuni di S. Nazario e Valstagna, arricchendo solo poche persone e senza alcuna ricaduta sociale.
Il fiume Brenta è patrimonio di tutti e rappresenta una risorsa preziosa per tutta la valle, dal punto di vista turistico, ambientale ed economico. Abbiamo il diritto di permettere tale irreparabile distruzione che avrà ripercussioni anche per le generazioni future? Quale divina autorizzazione è concessa ai potenti di turno per potere sindacare scelte non temporanee della durata dei loro mandati ma influenti nei decenni a seguire? Chiediamo di fare tutto ciò che è in suo potere per fermare questo grave e improvvido intervento.

A cura del Movimento per la tutela del Brenta, al quale anche la nostra Associazione appartiene, è iniziata la campagna di opposizione alla deviazione di gran parte del Fiume in località "Pian dei Zocchi" a  favore della ripresa del condotto atto all'insediamento di una nuova centralina idroelettrica in capo alla ditta Crestani di Basano del Grappa. Parlare di centralina è parlare di eufemismi in quanto il prelievo corrisponde a circa il 40% del corso normale del Brenta. Il tratto interessato è quello che comprende anche il campo gare canoe e quindi la zona No - kill e gran parte della Trofeo in Comune di Valstagna - San Nazario.
Più riusciamo ad essere, più speranza esiste di bloccare un insediamento del quale non se ne sente proprio il bisogno e che è di una gravità assoluta per l'ambiente nel quale esercitiamo non solo il nostro sport, ma una azione particolare di cura ittica.
Grazie per l'attenzione che vorremo dare a questo problema.

Cara Amica, caro Amico
se ritiene piacevole l’esercizio della pesca nelle splendide acque del Fiume; se hai avuto il piacere di discendere il Brenta in canoa o rafting; hai fatto il bagno nelle sue acque cristalline; se hai fatto un pic-nic sulle sue sponde; se credi che il fiume sia di tutti e non per pochi; se credi in uno sviluppo sostenibile e non distruttivo del territorio;
LEGGI PER PIACERE QUESTA MAIL
Un recente decreto della REGIONE VENETO ha concesso l'AUTORIZZAZIONE AD UN PRIVATO (Ditta Crestani Claudio di Bassano del Grappa) di costruire una NUOVA CENTRALE IDROELETTRICA per lo sfruttamento delle acque del Brenta nell’unico tratto rimasto a regime naturale. Questo distruggerà IN MODO IRREPARABILE un tratto delicato del fiume e del suo ecosistema naturale, arricchendo solo poche persone e senza ricaduta alcuna sul territorio. Ci sarà una riduzione notevole del flusso (pari al 40% circa della portata in regime normale) che renderà impossibile per sempre una ragionata tutela della fauna ittica pregiata in un ambiente particolarmente adatto alla sua riproduzione, esercitare la pesca, fare canoa, nuoto, rafting.
INONDIAMO al più presto con l’allegato messaggio la scrivania del Presidente della Regione Veneto LUCA ZAIA “presidenza@regione.veneto.it” a tutti i politici di tua conoscenza, ad amici e conoscenti e in copia a “salviamoilbrenta@gmail.com”
Inoltre aderisci se vuoi al gruppo Facebook SALVIAMO IL FIUME BRENTA dove troverai informazioni più dettagliate, aggiornamenti e immagini.
Grazie per aver a cuore il fiume Brenta e il suo futuro. E speriamo di poter ancora godere insieme delle sue splendide acque!

COMITATO TUTELA FIUME BRENTA

giovedì 22 dicembre 2011

CARI LETTORI

Stiamo vivendo ahimè momenti molto difficili e delicati. L'Italia deve affrontare una crisi economica, politica e sociale. Imprese in difficoltà, misere buste paga, giovani alla costante ricerca di un lavoro che non c'è, tasse e imposte che avanzano, pensioni sempre più distanti,  difficoltà a sostenere le semplici spese quotidiane, sfiducia nelle istituzioni, ecc. Tutto questo non fa altro che aumentare lo stress e il nervosismo quotidiano. Non spetta a me fare discorsi politici, e mai in questo blog mi sentirete farne. La situazione del Paese è quella che è. Chi è al governo sta cercando di tappare questa grossa falla. Che la manovra finanziaria sia equa o iniqua, efficace o priva di senso, non spetta a me dirlo. Ognuno di noi faccia le proprie considerazioni. L'aspetto di cui voglio parlare è un altro. Specialmente in questi ultimi anni l'uomo ha perso completamente la bussola. Siamo superficiali, materialisti, violenti, irrispettosi di tutto e di tutti. Abbiamo perso di vista i veri valori. A questo si aggiunge come cornice l'enorme crisi economica che stiamo vivendo. Il mio invito è quello di sfruttare questo periodo natalizio, cercando di viverlo assieme ai nostri cari e ai nostri amici. E non importa se quest'anno non ci saranno i soldi per fare la settimana bianca. L'importante sarà stare con la nostra famiglia, cercando di vivere questo periodo di festa nel migliore dei modi e di riscoprire quei valori che abbiamo dimenticato ormai da molto tempo. Riscoprire la gioia delle piccole cose e dei piccoli gesti sarebbe il più bel regalo che potremmo farci. E chissà che il 2012 non sia un anno più benevolo per tutti.

I miei migliori auguri di
 BUON NATALE
e
FELICE ANNO NUOVO


martedì 20 dicembre 2011

PAROLA D'ORDINE: SICUREZZA

Nel nostro amatissimo hobby investiamo tempo e soldi, e lo coltiviamo a suon di sacrifici. Molto spesso però sottovalutiamo un aspetto molto importante, direi fondamentale: la nostra sicurezza. Quando ci incamminiamo solitari nel bosco per raggiungere il nostro torrente preferito, quando ci accingiamo a guadare un corso d'acqua, quando ci alziamo in piedi in barca perchè così è più comodo pescare,... La nostra voglia di pescare, il nostro entusiamo, la nostra bramosia di catturare una bella preda tante volte prevaricano sull'attenzione che poniamo alla nostra sicurezza. Ogni tanto balzano agli onori della cronaca notizie terribili, che dovrebbero farci riflettere. Come quella del pescatore fulminato durante un temporale oppure a causa di un traliccio dell'alta tensione, oppure quella del pescatore annegato mentre era uscito in barca a pasturare. Ma pescando è anche facile farsi male, soprattutto se facciamo una pesca dinamica che ci "costringe" a spostarci in mezzo a rovi, pietre bagnate, rive scoscese. Cerchiamo di analizzare assieme quali possono essere i pericoli che possiamo incontrare durante le nostre sessioni di pesca, e quali possono essere i modi o gli strumenti per farvi fronte. Una sorta di Vademecum sulla sicurezza in pesca.

1) COMPAGNIA E REPERIBILITA'
Se possibile non andiamo a pescare da soli, in caso di infortunio (distorsione, taglio, malore, ecc.) avere un amico accanto è fondamentale. Se si pesca da soli, è necessario avere sempre un cellulare carico con sè. Una buona idea è quella di dotarsi di un GPS o di una bussola, specialmente se affrontiamo uno spot nuovo. Prima di partire da casa è necessario lasciare detto a qualcuno (genitori, fidanzata, amici) dove andremo a pescare.

2) CALZATURE
Spesso gli spot di pesca sono scomodi da raggiungere, infrascati e con terreni sconnessi. Un ottimo motivo per indossare calzature adeguate con un buona suola "carroarmato".


3) INSOLAZIONE
In estate pescare a lungo sotto il sole può essere molto pericoloso. Specialmente perchè siamo vicino (o addirittua dentro) all'acqua, e quindi il riflesso del sole è doppio. Un colpo di sole provoca una vasodilatazione e un successivo calo di pressione e stato di shock. Quindi cerchiamo di utilizzare un cappellino che ci copra la testa, di raffreddarci ogni tanto all'ombra e di bagnare spesso la testa. Non sottovalutiamo il colpo di sole, perchè un malessere può farci cadere in acqua e ucciderci.


4) PROTEZIONE OCCHI
E' fondamentale dotarsi di un paio di occhiali da sole polarizzati. Non solo per schermare il riflesso del sole in acqua, ma perchè anche un rametto in un occhio può portare a conseguenze piuttosto serie. Inoltre l'occhiale protegge il moschisa dalle "mosche volanti" e lo spinnofilo dalle ancorette delle sue esche.


5) PROTEZIONE ACCESSORI 
Dentro una busta stagna possiamo riporre chiavi, cellulare, macchina fotografica, portafoglio e documenti vari. In questo modo li proteggeremo dall'acqua.


6) SCORTA D'ACQUA
Bisogna sempre portarsi dietro una una bottiglietta d'acqua, specialmente durante le torride giornate d'estate.



7) ESERCIZI ANTINFORTUNISTICI
Quando lanciamo senza avere prima eseguito un breve riscaldamento, l'infortunio muscolare è dietro l'angolo. Ecco che qualche minuto di stretching, specialmente in inverno, ci sarà utile.



 8) TEMPORALE
In caso di temporale, cerchiamo di allontanarci dal corso d'acqua. A volte le onde di piena sono improvvise. In caso di piena non azzardiamoci a guadare il torrente. Sappiamo tutti che quando arriva un temporale si crea una situazione quasi magica per la pesca. I pesci diventano super attivi e molto spesso è proprio in questi frangenti che collezioniamo numerose catture. Ma ricordiamo che le nostre canne rischiano di fare da parafulimini. Morire per la pesca, proprio no! Posiamo la canna a terra e mettiamoci al riparo, distanti da alberi isolati, tralicci, pali della luce, ecc. Se siamo in barca,  facciamo velocemente ritorno a riva. Restare in barca sarebbe estremamente pericoloso, in quanto saremmo l'unica cosa esposta su una superficie piatta, e il fulmine potrebbe essere attirato da qualche componente metallica.


 9) ALTA TENSIONE
Vi riporto il contenuto di una circolare dell'ENEL: Le canne da pesca e in particolare quelle in fibre di carbonio sono da considerarsi conduttrici di elettricità e le linee elettriche possono trovarsi ad una altezza raggiungibile dalle canne. Tali considerazioni ci inducono a riformulare i seguenti consigli, già proposti in anni precedenti:
- l'eccessivo avvicinamento o il contato accidentale delle canne da pesca con i fili delle linee elettriche aeree provoca scariche elettriche che possono avere conseguenze letali;
- le linee elettriche sono permanentemente in tensione.
Questo significa che è sufficiente anche solo una certa vicinanza alle linee elettriche per generare una scarica mortale.


10) FREDDO
La temperatura rigida è un fastidioso e pericoloso nemico. E' importante indossare vestiti adeguati e coprirsi le estremità del corpo (calze pesanti per i piedi, guanti per le mani, berretto e scaldacollo per la testa). La  caduta accidentale in acqua è sempre possibilie, quindi portarsi via da casa dei vestiti di ricambio non è una cattiva idea (potremmo lasciarli in auto).


11) BUIO
Succede spesso di essere sorpresi dal buio. Ci si lascia trasportare dalla voglia di pescare e si perde la cognizione del tempo. Portiamoci via una piccola torcia e cerchiamo, durante le ore di luce, di individuare dei possibili punti di riferimento che ci verrano in aiuto con l'oscurità.


12) INSETTI E ANIMALI PERICOLOSI
Api, vespe, ragni, zecche, ragni, ecc. Quando camminiamo nel bosco o in mezzo all'erba, cerchiamo di tenere coperte le gambe. Portiamoci via uno stick contro le punture d'insetto, e qualche medicinale a base di cortisone se siamo allergici alla puntura di qualche insetto. Poniamo sempre la massima attenzione a dove mettiamo le mani. In caso di morso di vipera:
-  chiamare i soccorsi o raggiungere velocemente un ospedale;
-  non incidere o succhiare la ferita;
-  spremere la ferita;
- improvvisare o usare un laccio emostatico per bloccare la circolazione linfatica e venosa (non quella arteriosa, quindi senza stringerlo troppo);
-  non utilizzare il siero antivipera, operazione che richiede la presenza di un medico.
In caso di incontro con un cinghiale, manteniamo la calma e non facciamo movimenti bruschi che potrebbero spaventarlo. In caso di aggressione da parte di questo animale, cerchiamo di arrampicarci su un albero.


13) GUADO

Partendo dal presupposto che guadare un corso d'acqua è pericoloso gia di per sè, dobbiamo affidarci al nostro buon senso e prestare la massima attenzione ad ogni movimento. Innanzitutto se indossiamo i waders, mettiamoci la cintura in dotazione. Teniamo le braccia aperte per aiutarci a mantenere l'equilibrio. Effettuiamo il guado di traverso, in modo da offrire la minor superficie possibile alla corrente. I passi saranno molto piccoli, e i piedi dovranno essere trascinati, non alzati dal fondo. Alzare un piede significa aumentare la possibilità di perdere l'equilibrio e sbilanciarsi. Se l'acqua non è profonda ma il fondale è scivoloso, meglio avanzare restando bassi col corpo. Purtroppo non è facile individuare dislivelli del fondale così come valutare l'intensità della corrente.  Quindi PRUDENZA!


14) IN BARCA

Indossiamo SEMPRE il giubbetto di salvataggio! Cadere in acqua è un attimo: un movimento brusco, l'urto con un ostacolo, un malore, una falla nella barca. Magari sarà scomodo, ma ricordiamoci che potrebbe salvarci la vita.



15) AMI E ANCORETTE

Non sono rari i casi in cui a causa di una disattenzione si finisca per "autoallamarsi" con un amo o un'ancoretta. Cosa fare?  Il video che vi propongo è molto esplicativo.


Un altro sistema è quello di far uscire la punta dell'amo per poterla recidere con un tronchesino, in modo da riuscire poi a sfilare l'amo.


mercoledì 14 dicembre 2011

BRENTA ALL'ASCIUTTO: UN DISASTRO AMBIENTALE

Brenta. Uno dei principali fiumi del nordest. Ogni anno regala a tanti appassionati incredibili catture, soprattutto in termini di trote (iridee, fario, ibridi, marmorate) e temoli. Qui potete vedere di cosa sto parlando:


 

Merito sicuramente di un'oculata gestione delle acque da parte dell'"Associazione Bacino Acque Fiume Brenta". Basti pensare che nella settimana dal 21 al 30 giugno 2011 sono state effettuate semine di trote marmorate (provenienti dall'impianto di Cismon del Grappa della Ittiocultura Vicentina) per un totale di 38.298 capi, per un peso complessivo di 645,5 kg.

In data 11 dicembre, il Brenta è stato colpito da un disastro ambientale di enormi proporzioni. A causa, sembra, di un errore di comunicazione tra gli enti che si occupano della regolazione della portata del fiume. La centrale ENEL di Polpet (BL), riscontrato un malfunzionamento di una turbina della centrale idroelettrica "Cavilla" di Cismon, non ne ha data comunicazione a valle. Così, a valle, il Consorzio di Bonifica del Brenta non ha ricevuto alcuna comunicazione, grazie alla quale avrebbe potuto, aprendo rogge e canali, evitare lo svuotamento totale dell'alveo sotto la scala di monta. Alla fine, quando il Consorzio è intervenuto, il danno era fatto: un lungo tratto del fiume (da Bassano a Friola di Pozzoleone, cira 12 km) completamente asciutto. Un danno economico, dal momento che l'Associazione investe ogni anno decine di migliaia di euro in operazioni di allevamento ittico e semina. Ma soprattutto un danno ambientale, in quanto si tratta di una zona S.I.C. (Sito di Interesse Comunitario), cioè un'area che contribuisce in modo significativo al mantenimento della biodiversità (di flora e fauna). La cosa ancor più grave è che purtroppo alla morte dei pesci si aggiunge quella delle migliaia di uova depositate durante questo periodo di riproduzione (infatti la pesca alla trota è chiusa dall'ultimo lunedì di settembre). Naturalmente è stata avviata un'inchiesta.

Fonte: http://www.bacinofiumebrenta.it

Fonte: http://www.bacinofiumebrenta.it





giovedì 17 novembre 2011

UN HOBBY...ELETTRIZZANTE!

Erano le 7:30 del 13 agosto, il signor D.S. stava pescando nel Brentella, una roggia collegata al fiume Brenta. Ad un certo punto, durante l'azione di pesca, una forte scossa elettrica colpisce lo sfortunato pescatore sbalzandolo a più di un metro e mezzo dalla sua postazione di pesca. La forte scossa non gli fa perdere i sensi, ma ci vogliono diversi minuti a D.S. per recuperare la sensibilità degli arti, in particolare di una gamba. Si scopre in seguito che una ventina di giorni prima la stessa disavventura è capitata anche al signor A.B. Cosa succede nel tratto del Brentella che scorre a Nove (VI) in prossimità di Via Roberti? Per risolvere il mistero è stato chiamato Capitan Ventosa di Striscia la Notizia, che col suo team ha effettuato i rilevamenti del caso, in collaborazione con le guardie dell'"Associazione Bacino Acque Fiume Brenta" e i tecnici dell'"Enel" (che hanno rilevato la perfetta messa a norma delle linee elettriche e declinato ogni responsabilità). Rimane per ora ancora ignota la causa del pericoloso fenomeno.

Capitan Ventosa con il "Ventosa Radio Team" a Nove, foto presa dal Giornale di Vicenza del 29/09/2011

























giovedì 3 novembre 2011

UN ANNO DOPO

Cari lettori,
un anno fa me ne stavo disteso sul letto di una stanza d'ospedale, col ginocchio gonfio e dolorante. Mi si prospettava davanti un lungo periodo fatto di fisioterapia, antidolorifici e tanta sofferenza. Così, un po' per noia un po' per gioco, mi misi a scrivere qualche riga. Decisi che quello che potevo condividere era la mia passione per la pesca. Inizialmente raccolsi alcuni miei pensieri su un quaderno, in un secondo tempo mi decisi a trasferirli sulle pagine del blog che state leggendo. E' proprio la volontà di condividere i miei pensieri e le mie opinioni che mi ha spinto, in seguito, a continuare a tenere aggiornato il blog. Non ho certo la presunzione di insegnare niente a nessuno. Di santoni e professoroni ne abbiamo fin troppi. Il mio intento è quello di portare alla luce temi interessanti, curiosità, approfondimenti. Con la speranza di lasciare qualcosa al lettore e, magari, portarlo a riflettere e meditare su alcune delicate tematiche. E' già passato un anno, e vedere che sono state ampiamente superate le 2000 visite mi riempie di orgoglio. Perciò la mia intezione resta quella di continuare a tenere aggiornato questo blog, nella speranza di non annoiarvi ma di proporre sempre argomenti interessanti e attuali.

Marco