E' brutto constatare come il CF sia ormai diventato un luogo di scontro, e non di condivisione di idee ed esperienze. E' pieno di professoroni e di pesc-attori perennemente in polemica, in una continua guerra a chi ce l'ha più grosso! Invece di portare avanti e diffondere un movimento così bello, si corre il rischio di suscitare l'antipatia dei pescatori che praticano tecniche diverse, e di cadere nel ridicolo. Noto con grande dispiacere che c'è anche una sorta di "nonnismo": se un giovane neofita si permette di chiedere un consiglio, formulando inevitabilmente domande banali, viene subito bacchettato e si ritrova davanti un muro. Questi carpisti "esperti", dando vita a una sorta di autoincensazione, fanno sfoggio di tutte le loro conoscenze, di tutte le loro pescate, di tutti i superpescioni portati a guadino. Invece di dare consigli, sembrano più impegnati a smontare le tue (poche) convinzioni piuttosto che aiutarti a comprendere certe dinamiche. Quante volte sentiamo qualcuno riempirsi la bocca con un "Il CF è uno stile di vita"?! Perbacco, ma è lo stesso personaggio che non perde mai occasione di "sbranare" chi si permette di pensarla diversamente? Impegnamoci a rientrare nei giusti binari! Basta gareggiare col carpista di turno! Basta proclamarci detentori del verbo! Facciamoci un grosso bagno di umilità, e proviamo a riscoprire la vera essenza del CF: rispetto per il pesce e per l'ambiente in cui vive, ma anche rispetto per gli altri appassionati e per le loro idee. Perchè tutti, seppur con risultati differenti, investiamo in questa passione tempo e denaro. E tutti cerchiamo di coltivarla con costanza e sacrifici!
mercoledì 2 febbraio 2011
lunedì 24 gennaio 2011
AMARCORD
Ognuno di noi conserva tra i propri ricordi un evento, un'occasione, un episodio particolare a cui collegare il primo vero approccio col mondo alieutico. Anche per me è stato così.
Volgendo lo sguardo al passato, non posso certo dire che in casa mia si respirasse la pesca. Quelle rare volte che ci si organizzava per andare a mangiare il pesce ai ferri in trattoria, poteva capitare che la gita familiare finisse per includere una breve pescatina di trote dentro degli enormi vasconi, dentro i quali c'erano più pesci che molecole d'acqua. Era una mattanza più che una pescata, organizzata ad hoc per intrattenere le allegre famigliole e per permettere agli improvvisati pescatori di portare a casa un po' di pesce fresco. Senza dubbio il sottoscritto si divertiva, ancora oggi ho un piacevole ricordo di quei pomeriggi. Tuttavia le mie esperienze di pesca si fermavano qui.
Il 28 gennaio 1999, una settimana dopo il mio compleanno, ci lascia una persona a me molto cara: il mio adorato nonno. E' un gran brutto colpo, e a 12 anni per la prima volta mi ritrovo a dover fare i conti con la morte di qualcuno a me vicino. Come succede in questi casi, le sue cose vengono suddivise tra la moglie e i figli. Metter mano alle cose del nonno per mio padre è incredibilmente doloroso. Ogni oggetto è un ricordo particolare, ogni foto lo riporta indietro nel tempo. Una sera lo vedo rincasare con un vecchio scatolone tra le mani. Ci chiama a raccolta in salotto, e inizia a svuotarlo: appaiono per primi un grosso album pieno di francobolli e una scatola piena di vecchie monete straniere. Ma la cosa che veramente mi attirò quella sera, fu un'altra: la vecchia attrezzatura da pesca del nonno! Cannetta telescopica, guadino, reggicanne, forbici, nylon, ami e ancorette, campanellini, galleggianti di tutti i tipi e di tutti i colori, piombini di tutte le forme e di tutte le grammature,... La cosa più curiosa era una scatolina di pastiglie Bertolli, al cui interno erano perfettamente conservati diversi cucchiaini per la pesca a lancio. Non sapevo di questa passione del nonno... Quella sera mi si spalancarono le porte verso un mondo fantastico di cui proprio ignoravo l'esistenza. Mi feci promettere che un bel giorno avremmo onorato mio nonno provando a pescare con la sua vecchia attrezzatura. L'occasione si presentò durante l'estate, al mare. Avevo insistito tanto, così alla fine i miei nel caricare l'auto avevano trovato un po' di posto anche per l'attrezzatura da pesca. Tuttavia, come l'abito non fa il monaco, così un'attrezzatura da pesca non ti può trasformare per magia in un pescatore. Non avevamo idea di come utilizzare tutta quella roba. Mio padre provò a fare mente locale, per tentare di riportare alla luce qualche ricordo o qualche nozione appresa in passato. Fu così che una bella mattina ci presentammo in riva al mare in pieno stile ARMATA BRANCALEONE. Montatura a dir poco anticonvenzionale, nodi assolutamente inaffidabili ed esca leggermente improbabile per poter insidiare un pesce di mare: una pallina di polenta innescata su una piccola ancoretta. Ripensandoci oggi, non posso fare a meno di sorridere. Mio padre doveva aver fatto un minestrone di vecchie nozioni, lette da qualche parte o apprese da qualche rara pescata col nonno. Ora, potrei raccontarvi della cattura del mio primo pesce, e dirvi quanto grossa era quella trota, o quanto saltava quel luccio... O meglio, visto che eravamo al mare, dovrei vantarmi di quanto tirava quella spigola o di quant'era piegata la mia canna sotto le testate di quella splendida orata... E invece no, il mio primo pesce fu tutto un programma: un carinissimo ghiozzo preso con la polenta!
Volgendo lo sguardo al passato, non posso certo dire che in casa mia si respirasse la pesca. Quelle rare volte che ci si organizzava per andare a mangiare il pesce ai ferri in trattoria, poteva capitare che la gita familiare finisse per includere una breve pescatina di trote dentro degli enormi vasconi, dentro i quali c'erano più pesci che molecole d'acqua. Era una mattanza più che una pescata, organizzata ad hoc per intrattenere le allegre famigliole e per permettere agli improvvisati pescatori di portare a casa un po' di pesce fresco. Senza dubbio il sottoscritto si divertiva, ancora oggi ho un piacevole ricordo di quei pomeriggi. Tuttavia le mie esperienze di pesca si fermavano qui.
Il 28 gennaio 1999, una settimana dopo il mio compleanno, ci lascia una persona a me molto cara: il mio adorato nonno. E' un gran brutto colpo, e a 12 anni per la prima volta mi ritrovo a dover fare i conti con la morte di qualcuno a me vicino. Come succede in questi casi, le sue cose vengono suddivise tra la moglie e i figli. Metter mano alle cose del nonno per mio padre è incredibilmente doloroso. Ogni oggetto è un ricordo particolare, ogni foto lo riporta indietro nel tempo. Una sera lo vedo rincasare con un vecchio scatolone tra le mani. Ci chiama a raccolta in salotto, e inizia a svuotarlo: appaiono per primi un grosso album pieno di francobolli e una scatola piena di vecchie monete straniere. Ma la cosa che veramente mi attirò quella sera, fu un'altra: la vecchia attrezzatura da pesca del nonno! Cannetta telescopica, guadino, reggicanne, forbici, nylon, ami e ancorette, campanellini, galleggianti di tutti i tipi e di tutti i colori, piombini di tutte le forme e di tutte le grammature,... La cosa più curiosa era una scatolina di pastiglie Bertolli, al cui interno erano perfettamente conservati diversi cucchiaini per la pesca a lancio. Non sapevo di questa passione del nonno... Quella sera mi si spalancarono le porte verso un mondo fantastico di cui proprio ignoravo l'esistenza. Mi feci promettere che un bel giorno avremmo onorato mio nonno provando a pescare con la sua vecchia attrezzatura. L'occasione si presentò durante l'estate, al mare. Avevo insistito tanto, così alla fine i miei nel caricare l'auto avevano trovato un po' di posto anche per l'attrezzatura da pesca. Tuttavia, come l'abito non fa il monaco, così un'attrezzatura da pesca non ti può trasformare per magia in un pescatore. Non avevamo idea di come utilizzare tutta quella roba. Mio padre provò a fare mente locale, per tentare di riportare alla luce qualche ricordo o qualche nozione appresa in passato. Fu così che una bella mattina ci presentammo in riva al mare in pieno stile ARMATA BRANCALEONE. Montatura a dir poco anticonvenzionale, nodi assolutamente inaffidabili ed esca leggermente improbabile per poter insidiare un pesce di mare: una pallina di polenta innescata su una piccola ancoretta. Ripensandoci oggi, non posso fare a meno di sorridere. Mio padre doveva aver fatto un minestrone di vecchie nozioni, lette da qualche parte o apprese da qualche rara pescata col nonno. Ora, potrei raccontarvi della cattura del mio primo pesce, e dirvi quanto grossa era quella trota, o quanto saltava quel luccio... O meglio, visto che eravamo al mare, dovrei vantarmi di quanto tirava quella spigola o di quant'era piegata la mia canna sotto le testate di quella splendida orata... E invece no, il mio primo pesce fu tutto un programma: un carinissimo ghiozzo preso con la polenta!
A questo episodio sono seguite diverse uscite, sia in mare sia in laghetti di pesca sportiva. Mio padre quando poteva mi accompagnava, ma spesso andavo a pescare da solo, tanta era la voglia. Ho rotto fili, ho perso pesci, ho appeso esche sugli alberi, ho preso parole dagli altri pescatori quando immancabilemente prendevo dentro i loro fili.
Nel tempo ho cercato di applicarmici sempre di più, di capire, di imparare. Dopo anni, sono saltati fuori dallo scantinato del nonno anche diversi libri, che conservo con grande gelosia. Sono volumi rari, dei primi anni '60, con le immagini disegnate con gli acquarelli.
I nodi negli anni sono divenuti più resistenti, le catture sono aumentate, le attrezzature si sono fatte via via più serie. Ma la passione che mi spinge ogni giorno sulla riva del fiume con la mia fidata canna in mano è sempre la stessa. Una magica calamita a cui non posso (e non voglio) resistere..
Non aver mai avuto l'occasione di pescare con mio nonno mi mette un po' di malinconia. Così come in altre occasioni, da lui avrei potuto imparare molto. Però usare ancora oggi i suoi piombi, tarare i suoi galleggianti o legare i suoi curatissimi cucchiaini, me lo fanno sentire vicino.
Ciao nonno
Non aver mai avuto l'occasione di pescare con mio nonno mi mette un po' di malinconia. Così come in altre occasioni, da lui avrei potuto imparare molto. Però usare ancora oggi i suoi piombi, tarare i suoi galleggianti o legare i suoi curatissimi cucchiaini, me lo fanno sentire vicino.
Ciao nonno
sabato 18 dicembre 2010
FINE ANNO: TEMPO DI BILANCI E DI BUONI PROPOSITI
Un altro anno se ne sta andando. E con lui vengono trascinate via avventure, emozioni e soddisfazioni. Per fortuna possiamo conservarne il ricordo, e quella che per molti non è altro che la fredda foto di un viscido pesce, per noi sarà sempre un tuffo al cuore.
Molti di noi con l'arrivo del freddo, per necessità o per scelta, decidono di entrare in una sorta di letargo, e di appendere le canne al muro in attesa della primavera. Ecco allora un buon momento per tirare un po' le somme sull'anno appena trascorso: cosa non ha funzionato, cosa ripeterei, cosa avrei voluto fare? Da qui nascono inevitabilemente aspettative e desideri per l'anno venturo. La mente viaggia, e ci ritroviamo improvvisamente a pescare grosse steelhead in Alaska, giganteschi lucci svedesi, enormi tarpon dei caraibi,... Ma i nostri desideri possono riguardare anche il passaggio a una nuova tecnica, o l'impegno a catturare un nuovo tipo di pesce. Ed ecco che le feste natalizie ci giungono in aiuto: quale migliore occasione per farsi regalare una canna nuova, un mulinello migliore o quell'esca "magica" vista in vetrina, che tanto ci piaceva?
Gli irriducibili della pesca, invece, i veri malati terminali di questa fantastica disciplina, a stare davanti al caminetto con le pantofole ai piedi proprio non ci riescono! Sfidando temperature polari, neve e ghiaccio, continuano a macinare lanci su lanci, a innescare esche e, come capita molto spesso in queste condizioni proibitive,... a collezionare comodissimi cappotti invernali. Ma volete mettere la suggestione di un panorama tutto imbiancato? Il fiato che condensa, le dita che sembrano dei salsicciotti congelati, il filo che si ghiaccia... Ma tu sei lì, nonostante tutto, la tua passione ti permette di sopportare anche questo. Gli altri penseranno che tu sia pazzo ma, diciamoci la verità, sono loro che non sanno cosa si stanno perdendo!
Buon Natale a tutti!
PESCI GRANDI, PESCATORI PICCOLI
Catch & Release: facile, quando si tratta di pesci normali. Più difficile, quando all'amo abbiamo un grosso pesce. Tutti i nostri buoni propositi sembrano sparire misteriosamente. Un pesce del genere è qualcosa di eccezionale. Ne rimaniamo rapiti, e spesso ci sentiamo in dovere di trattenerlo. Abbiamo vinto la sfida col mostro, e non ci sembra così grave portare a casa, per una volta, un pesce che senza ombra di dubbio non è sottomisura. Stiamo rispettando i vincoli normativi sulle misure minime, e in fin dei conti è un pesce che non ha certo bisogno di crescere ancora. Invece dovremmo fare un passettino indietro, e soffermarci un attimo a valutare alcune cose. Un pesce del genere ha raggiunto certe dimensioni non solo per una buona dose di fortuna, ma anche grazie a particolari caratteristiche genetiche: tutto ciò gli ha permesso di scampare agli attacchi dei predatori, di salvarsi dalle infezioni e dalle malattie, di sfuggire alle lenze e alle reti dei pescatori e, perchè no, di guadagnarsi qualche meritato rilascio. Personalmente, quando mi trovo davanti a un pesce del genere, la mia coscienza mi impone di portargli rispetto. Si tratta di un pesce che ha svariati anni, ne ha passate tante. Che diritto ho io di porre fine a questa sua avventura? Razionalmente poi, mi viene da pensare un'altra cosa: specialmente in caso di esemplare femmina, un pesce del genere può produrre un'enorme quantità di uova, e quindi trasmettere i suoi geni ("vincenti") alle sue progenie. Ancora meglio se si tratta di un esemplare autoctono. E' per tutto questo che non mi riesce di killare un pesce del genere. Volete mettere la soddisfazione di rivederlo sparire in acqua con una scodata? Sono d'accordo che sia una scelta difficile, ma sono anche convinto che sia quella giusta.
sabato 13 novembre 2010
L'ETICA NELLA PESCA: SI PUO'!
In questi ultimi anni sono aumentati in maniera esponenziale gli amanti della pesca che hanno fatto propria la pratica del Catch & Release. La cosa positiva, è che si tratta soprattutto di giovani. Più difficile invece è incontrare pescatori anziani che pratichino il No Kill. Si è radicata in loro la convinzione che tutto quanto ci doni il fiume sia da consumare. In passato, quando i nostri nonni non navigavano di certo nell'oro e i fiumi erano puliti e pescosi, si pescava anche per mettere qualcosa sul piatto. Oggi le cose sono cambiate: non siamo più costretti a pescare per poter mangiare, e gli abitanti del fiume hanno bisogno di essere tutelati perchè le acque in cui vivono sono cambiate, purtroppo in peggio. Molti di noi ora vanno a pescare per evadere dai mille problemi che ci assillano ogni giono, per staccare la spina dallo stress quotidiano, per passare qualche ora in mezzo alla natura, magari in compagnia di cari amici. Si va a pescare anche per mettersi alla prova, in una sorta di continua sfida con noi stessi. C'è la voglia di migliorare, c'è la voglia di superarsi ogni volta. Per molti fare il piercing a un pesce è una crudeltà gratuita se poi il pesce lo si lascia andare. Io non la vedo così. E' logico che la pesca preveda del dolore per i pesci catturati, ma non è necessario uccidere per divertirsi. Con le dovute accortezze, è possibile rilasciare il pescato in ottime condizioni. Sono stufo di vedere pesc...., persone che riempiono i congelatori di grossi pesci, solo per il gusto di vantarsene con gli amici. Non c'è niente di meglio che una bella foto-ricordo per questo! Sono anche stufo di chi, in barba a leggi e regolamenti, non rispetta i periodi di frega, le misure minime, le quantità di pescato, ecc. Gente che fa stragi, e poi ha la faccia tosta di lamentarsi perchè "non se ciapa più niente!".Gente che lascia soffocare i pesci dentro un sacchetto di plastica. Io e coloro che pescano con me, pratichiamo il No Kill per credo. Una filosofia che ci porta a maneggiare il pesce con le mani bagnate, a slamarlo con cura, ad adagiarlo sul materassino, ad ossigenarlo prima del rilascio. Purtroppo per molti è invece un qualcosa che va fatto perchè altrimenti si viene additati come dei mostri. Non dovrebbe essere così, dovrebbe essere una scelta personale fatta con convinzione. Basta con questi estremismi! Non va condannato il pescatore che, nel pieno rispetto delle leggi, decide di onorare un bel pesce a tavola. E' una sua scelta personale. Si può condividere o no, ma va accettata. Capita anche a me di portare in tavola qualche bella trota, o qualche pesce che non ero in grado di rilasciare in buone condizioni. Non sono queste le cose che fanno male alla pesca. Sono le stragi indiscriminate, i rifiuti lasciati in riva al fiume, le lattine gettate in acqua, i fili abbandonati tra l'erba,...Sono stufo anche di coloro che si riempiono la bocca con la parola sportività, per giustificarsi delle numerose rotture dovute all'utilizzo di fili sottodimensionati. "Così il pesce ha buone possibilità di liberarsi!" Basta con queste stronzate! Allora usa ami senza ardiglione, o non aspettare 10 minuti quando vedi una magiata sul vivo! Non sei sportivo quando peschi un pesce con un filo volutamente troppo sottile, e lo lasci nuotare per il resto della vita con un amo o un'ancoretta in bocca! E' giusto rischiare di condannarlo a morte, è giusto portare a riva un pesce sfinito, col cuore scoppiato, solo perchè col filo sottile ti godi di più e più a lungo il combattimento? Sportività significa rispetto per il nostro avversario, che lo si voglia rilasciare o no.
giovedì 11 novembre 2010
INTO THE WILD
A volte è bello semplicemente essere lì. Che si prenda o non si prenda, siamo comunque in pace con noi stessi e con quello che ci circonda. Colori, suoni, profumi. La nebbia che lentamente si alza dalle acque del lago, lo scrosciare di una piccola cascata, lo sciabordio delle onde che s'infrangono sulla riva, il fruscio del vento che accarezza le fronde degli alberi, i profumi del bosco, le tinte rossastre dipinte sull'acqua dal sole,... Una ninfea che sembra uscire dall'acqua, una rana che si tuffa nella stagno, un coppia di anatre che attraversa il fiume coi piccolini, una farfalla che si posa sul cimino della canna,... Difficile rimanere indifferenti di fronte a questo spettacolo della natura. Abbiamo la possibilità, in quel preciso istante, di far parte di tutto ciò. L'unica cosa che ci viene chiesta, è il rispetto di questo equilibrio. Non siamo i padroni del fiume, del lago o del mare. Siamo solo un piccolo elemento all'interno di un ecosistema immenso. Abbiamo l'obbligo morale di preservarlo.
mercoledì 10 novembre 2010
LE MIE CATTURE PIU' BELLE
Ci sono alcune catture che ti restano dentro, che non dimenticherai mai. Per il luogo, per la situazione, per il modo in cui sono arrivate. Non è solo una questione di centimetri o di chili. E' qualcosa di più. Sono momenti in cui il cuore sembra uscirti dal petto, in cui l'adrenalina è altissima. Momenti in cui il tempo sembra fermarsi, momenti che vorresti prolungare all'infinito. Per i quali ogni volta sopporti levatacce, intemperie, fatiche, dolori fisici. Ma quello che provi in quei brevi momenti è qualcosa di incredibile, che ti ripaga di tutto questo.
| Luccio 4 kg 81 cm |
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| Luccio 6,5 kg 93 cm |
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| Aspio del Brenta |
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| Aspio invernale |
| Black bass |
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| Trota iridea 3 kg 60 cm |
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| Grossa cheppia del Brenta Doppia partenza (con carpa koi di 10 kg) Black bass 48 cm |
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